Mickey Rat, l’altro topo!

Nato negli anni ’70 come semplice design per t-shirt, egli non era altro che la copia cruda e rozza del Topo ben più famoso. Fortunatamente non era così simile da incorrere in denunce, ma lo era abbastanza perché la gente lo notasse.
Il suo nome era Mickey Rat.

Effettivamente la somiglianza tra i due Mickey era abbastanza ovvia, soprattutto quando veniva rappresentato sotto forma di logo. E infatti il cartoonist americano Robert Armstrong vendette così tante magliette che il debutto nel mondo dell’underground comics fu uno sbocco naturale.
La sua prima apparizione su carta è datata dicembre 1971, all’interno del L.A. Comics #1, pubblicato da The Los Angeles Comic Book Company. I disegni sono di Armstrong, le sceneggiature di Chester Crill, al tempo membro dei Kaleidoscope, band di rock psichedelico. La breve storia, di sole sette pagine, si intitolava The King of Rotten Stuff.
L’anno seguente uscì la pubblicazione autonoma Mickey Rat #1.

Il disegno appare sporco e grezzo e il carattere del personaggio lo rispecchia appieno: Mickey Rat è infatti squallido, opportunista superficiale, volto ad azioni disoneste e incapace di qualsivoglia crescita positiva. La sua unica ragione di vita sembra solamente quella di apparire l’opposto del Topo originario sotto tutti i punti di vista.

Il secondo numero – 1972, scritto e disegnato interamente da Armstrong – fu pubblicato dalla Kitchen Sink Press, la casa editrice di Robert Crumb, Jay Lynch e di tanti altri maestri dell’underground. Il personaggio può continuare a essere grezzo e rozzo, senza censure da parte della casa editrice.

Armstrong continuò a disegnare il suo personaggio e a vendere gadget per anni, finché nel 1980 e nel 1982 uscirono rispettivamente il terzo e il quarto numero, editi dalla casa editrice Last Gap Eco-Funnies, famosa per aver pubblicato riviste come «Zap Comix» e «Weirdo», e autori come Tom Veitch, Richard Corben, Greg Irons e Dave Sheridan.

Oggi il fumetto, divenuto ormai una classica icona dell’underground americano, continua ad essere purtroppo di difficile reperibilità. In Italia è stato importato e tradotto unicamente dalle riviste «The Artist» e «Puck!», fondate e dirette entrambe dall’autore milanese Ivan Hurricane.